martedì 20 gennaio 2009

Capitolo 6: Un film di Takeshi Kitano

Le settimane passavano in fretta e Yukari entrò sempre più in confidenza con Nadeshiko. Ogni giorno dopo le lezioni andavano a pranzo assieme e così Yukari ebbe la possibilità di sciogliersi nei confronti dell'amica e di essere più spontanea, soprattutto quando nei paraggi non vi era Masakazu, cosa che le creava una sadica gioia interiore.
Addirittura un giorno, facendo appello a tutto il coraggio che aveva in corpo, riuscì addirittura a chiederle il numero di cellulare. Per lei fu una grandissima conquista in quanto avrebbe potuto sentire la voce dolce e rassicurante di Nadeshiko in un qualsiasi momento.
Durante le loro passeggiate pomeridiane, tra succhi alla fragola, marron glacès e muffin al cioccolato presi al bar, stava cominciando a capire qualcosa di lei... Era una ragazza raffinatamente riservata e discreta, che aveva la piacevole caratteristica dell'ascoltare mostrando un educato interesse. Manteneva costantemente un tono di voce pacato ma allegro e nelle situazioni spesso cercava di trarne il lato positivo, infatti Yukari non aveva mai avuto l'occasione di vederla arrabbiata per una qualunque cosa. Inoltre, ascoltando i suoi discorsi con Masakazu che spesso si lamentava di molte cose, capì che Nadeshiko era una ragazza che si mobilitava attivamente per trovare delle soluzioni ai problemi degli altri, cercandole e pensandoci su proprio come se il problema riguardasse lei. Inoltre Masakazu le aveva raccontato che Nadeshiko otteneva costantemente dei voti eccellenti e che i suoi genitori erano molto rigidi riguardo al rendimento scolastico. Proveniente da una famiglia benestante, a Nadeshiko era stata impartita un'educazione virtuosa e severa che la portava a non scomporsi mai davanti a nessuna situazione e a mantenere un atteggiamento positivo e cordiale davanti a tutti.
Per questo, molte volte, Yukari non riusciva a capire che cosa Nadeshiko pensasse veramente. Mentre lei era libera di afferrare, strattonare e urlare in faccia quello che pensava a chiunque, Nadeshiko era obbligata a sfoderare sempre e prontamente il più positivo degli atteggiamenti.
Se già dal vivo era difficile decifrarla, tramite sms era assolutamente impossibile.
Nonostante ciò Yukari si convinse che ci fosse per forza un limite alla teatralità che una persona sia in grado di sfoderare, così prese per veritiero ogni sorriso ed ogni buona parola della sua Ninfa Primaverile.

Sabato sera arrivò in fretta e Yukari non sapeva proprio che cosa mettersi. Senza ombra di dubbio Nadeshiko quella sera si sarebbe vestita con il più grazioso dei completi estivi dato che sin dal primo giorno aveva notato in lei un gusto assolutamente ricercato nel vestiario che ogni volta sfociava in un'esplosione di femminilità unita a sobrietà, rendendola assolutamente unica nel suo genere.
Yukari afferrò i pomelli d'ottone del suo cassetto d'ebano e lo aprì. 3 top di cotone sgualcito la fissavano tristemente, con le loro stampe scrostate. In preda ad un imput di rabbia con sè stessa per non essersi mai preoccupata di comprarsi dei vestiti decenti chiuse il cassetto con violenza e sospirò. Ok, non c'era altra scelta. Se voleva essere almeno lontanamente all'altezza di Nadeshiko... Era indispensabile... Doveva farlo.
Si alzò con il passo svogliato di chi si derige alla pubblica gogna andò a bussare alla porta di Akemi. La sorella aprì la porta evidentemente stupita poichè non si aspettava assolutamente d'essere interpellata a quell'ora. I suoi capelli biondi erano avvolti in un asciugamano a mò di turbante in testa mentre i seni floridi e pieni facevano capolino dall'accappatoio color pastello praticamente aperto. La sua figura emanava un intenso profumo di vaniglia e orchidea selvatica.
"Embè?" Chiese, fissando la sorella accigliata.
"Senti, lo so, non è da me chiedertelo, non è da te dirmi di si, insomma non è normale sta cosa, ok? Però ho bisogno del tuo aiuto, ed in fretta, per questa sera"
Sul viso della sorella maggiore comparve un diabolico sorriso assolutamente compiaciuto.
"Ohohoh..."
"Dai, piantala. Senti... Hai qualcosa di... Femminile?"
"Perchè invece di fare la cafona delle peggiori taverne di scaricatori non entri a dare un'occhiata?" La sorella le aprì la porta, facendola passare.
La stanza della sorella maggiore era disseminata di candele ai frutti e di petali sui mobili, mentre 2 lampade rosse diffondevano per tutta la stanza una calda atmosfera. Il letto era coperto da una larga trapunta a pelo rosso.
"Lo sai che sembra una stanza di un'accompagnatrice?" Disse Yukari, sghignazzando sommessamente.
"Lo sai che se non la smetti esci come una barbona alcolizzata?" Ribattè Akemi, non degnandola di uno sguardo e sciogliendosi i capelli davanti ad un lungo specchio a parete.
I suoi cassetti erano traboccanti di vestiti femminili e sexy. Tra top scollati, fasce glitterate, bikini trasparenti e perizomi in pizzo, Yukari riuscì finalmente ad estrarre una minigonna di jeans aderente e una t-shirt di cotone rosa con al centro la scritta "I'm fashion".
Sembrava una presa per il culo.
Nonostante ciò Yukari afferrò i due capi e li portò in camera sua, dopo aver sommessamente ringraziato la sorella maggiore. Se li infilò e, dopo essersi guardata allo specchio ed aver soffocato un conato di vomito, mise le All Stars e corse fuori casa.

Davanti al cinema stanziava un gran numero di persone, ma di Nadeshiko e Masakazu non vi era neanche l'ombra. Digitò velocemente un sms che inviò ad entrambi per avvisarli che era già arrivata. Camminò distrattamente avanti ed indietro lungo il marciapiede, e fissò il cartellone luminoso del cinema. "Kikujiro no natsu - L'estate di Kikujiro. Un film di Takeshi Kitano".
"Yuka-chan!"
Una voce provenì dalle sue spalle. Si voltò e una ragazzina dai lunghi capelli dai riflessi di quarzo le correva incontro sorridendo, seguito da un ragazzo sorridente che, prendendosela con più calma, la salutava a distanza con una mano.
"Ecco, mi sta per mancare il fiato... Dio, quant'è bella... Perchè mi sento così ogni volta che la incontro? E' come se entrassi in un'altra dimensione dove esiste solo il suo sorriso... Non riesco a guardarti negli occhi troppo a lungo, Nadeshiko... Sei bella da farmi star male..."
Nadeshiko indossava un vestitino di seta aderente bianco, bordato da pizzi neri sulle mani e sull'orlo della gonna con un cinturino di velluto nero all'altezza del torace sotto i seni, terminante sul davanti con un fiocchetto di velluto. Lo sguardo di Yukari si perse tra le pieghe di seta che morbidamente aderivano al corpo della ragazza.
I tre presero posto tenendo Nadeshiko accuratamente in mezzo. Quando Masakazu circondò le spalle della graziosa ragazzina con un braccio, Yukari sentì pervadersi da un vortice di rabbia cocente e piantò le unghie nel braccio del ragazzo.
"Ahia! Ma che oh, sei scema?!" Gridò Masakazu, fissandola con sguardo arrabbiato ed incredulo.
"Non... Non si fanno queste cose in pubblico!"
"Lei è la mia ragazza e faccio quello che mi pare, hai capito?!"
"Shhhhh!"
Delle richieste di fare silenzio provenirono da dietro e i 2 furono costretti a chetarsi. Il film cominciò, ma la mano di Masakazu restò sulla spalla di Nadeshiko, anzi, sembrava aver addirittura forzato la presa. Questa volta doveva essersi veramente arrabbiato, e Yukari si sentì un pò dispiaciuta. In fondo lei era solo un'amica e con loro non centrava nulla... Ma lei sentiva Nadeshiko sua.
"Io... Io sono gelosa. Oramai è chiaro ed è inutile che mi prendo in giro... Io sono forse lesbica? Nadeshiko mi piace... Io... Mi da troppo fastidio che lui la tocchi..."
Si accorse che il film le scorreva davanti agli occhi, ma i suoi pensieri erano rivolti alla mano di Masakazu che ribadiva il possesso di Nadeshiko con forza. Non riusciva a pensare ad altro, avrebbe voluto alzarsi e gridare di non toccarla, di lasciarla stare... Si limitò a sospirare, chiudere per qualche secondo gli occhi e concentrarsi sul film.
"Nadeshiko..."
Il desiderio di toccarle una mano le bruciava nel petto. Con la coda dell'occhio guardò la ragazza, che nel frattempo aveva appoggiato la testa sulla spalla del ragazzo.
Una fitta lancinante di dolore e gelosia le perforò il cuore, causandole addirittura un capogiro. Si portò una mano alla fronte e constatò che era imperlata di sudore.
"Ok, basta, devo togliermela dalla testa... Devo togliermela dalla testa... Lei sta con lui, che cazzo mi succede? Perchè sento queste cose? Cristo lei sta con lui! Come posso anche solo pensare che..."
Yukari s'alzò dalla sedia, sibilando un sommesso "Scusatemi" e si diresse nei bagni del cinema. Sciaquandosi la faccia un'improvvisa sensazione di freschezza dovuta all'acqua gelata la riportò alla realtà e cominciò a ragionare più lucidamente. Guardò la sua immagine riflessa nello specchio: Aveva l'aria di una che aveva appena fatto a botte con qualcuno. O almeno, che avrebbe voluto.
Il portone dei bagni cigolò e Yukari si voltò di scatto.
Nadeshiko fece capolino, con aria piuttosto preoccupata. Chiuse il portone, lasciandoselo alle spalle e si avvicinò a Yukari guardandola fissa negli occhi.
"Yukari... C'è qualcosa che non va? Ti prego, sii sincera"
Yukari si voltò dall'altra parte nel tentativo di nascondere il suo sguardo.
"Non c'è niente che non va. Avevo solo bisogno di venire in bagno"
"Yukari... Mi stai mentendo. Lo capisco chiaramente. Per favore... Lo sai che io sono qui per te... Lo sai che io non ti giudicherei mai... Yukari, io ti voglio bene... Parlami..."
A queste parole Yukari si voltò, con gli occhi gonfi di lacrime. Notò che anche lo sguardo di Nadeshiko era sul punto di piangere... I suoi occhi contenenti il colore del cuore dell'oceano sprigionavano una tristezza profondissima e le sue mani erano raccolte sul suo petto, in speranza che Yukari le dicesse la verità.
Yukari si sentì il cuore stretto in una morsa mortale. Il solo pensiero di aver fatto intristire Nadeshiko con il suo comportamento introverso e capriccioso le aggrovigliò le interiora e cominciò inenvitabilmente a piangere.
"Yukari?!"
Nadeshiko le corse in contro afferrandola per le braccia e strattonandola.
"Yukari, guardami... Guardami, ti prego... Yukari..."
La voce di Nadeshiko cominciò a rompersi per il pianto. Calde lacrime scivolarono dolcemente sul suo viso di bambola, che ben presto si rigarono completamente del suo dolore liquido.
Improvvisamente Yukari abbracciò Nadeshiko, forte. Fortissimo. Non aveva mai avuto un contatto fisico così d'impatto e diretto, e così di lunga durata con lei. Mentre il suo animo veniva sconvolto dai suoi strani e peccaminosi sentimenti per l'amica, continuava a piangerla ed ad abbracciarla.
"Nadeshiko... Io..."
"...Yukari..."
I singhiozzi delle due ragazze rompevano il silenzio di quella stanza piastrellata di bianco. In piedi ed abbracciate in silenzio l'aria si riempì del loro dolore, mentre Yukari intersecò le sue dita dei capelli di Nadeshiko e cominciò a stringerli con delicatezza, mentre l'altra sua mano cingeva la vita della ragazza, comprimendola contro la sua. Poteva sentire il seno di Nadeshiko premere contro il suo, poteva sentire il suo cuore battere veloce...
Il suo cuore, che lei desiderava più di ogni cosa. Quei secondi in quello squallido bagno di un cinema, così intimamente abbracciate e abbandonate alle lacrime valsero per lei più di un'intera vita. In quel momento Nadeshiko era sua, solo sua, e nessuno poteva portargliela via. Il suo profumo la inebriava, il suono della sua voce scolvolta dai singhiozzi la scioglieva, il contatto con la pelle del suo collo la destabilizzava.
La desiderava ardentemente, violentemente, pazzamente. E più questo desiderio aumentava, più le lacrime le uscivano dagli occhi con veemenza.
"Nadeshiko..." il respiro affannoso per il pianto le faceva uscire la voce a fatica "Ascoltami... Io devo dirti una cosa..."
L'attenzione di Nadeshiko arrivò alle stelle. Il suo sguardo, sconvolto ma serio si fissò negli occhi di Yukari in attesa di quanto l'amica aveva da dirle in un religioso silenzio.
Yukari prese tra le mani il viso di Nadeshiko e lo avvicinò al suo. Le sue mani si bagnarono delle lacrime di Nadeshiko, e mai una sensazione di pianto le era parsa più dolce.
"Nadeshiko... Io..."
"Ma siete qui?!"
Il portone si aprì con violenza e sulla soglia apparve Masakazu. Il suo sguardo si fece incredulo e sbalordito, nell'osservare le due ragazze con i visi a pochi centimetri l'una dall'altra e le guance completamente rigate dal pianto.
"Ma che...? Ehi ma... Va tutto bene...?"
Yukari si staccò improvvisamente dall'amica, asciugandosi con il braccio le lacrime e dandosi 2 schiaffi sulle gote per riprendersi. Tentò in un qualsiasi modo di riassumere un atteggiamento composto anche se il naso rosso e gli occhi annacquati suggerivano tutt'altro.
"Si, si, vai tranquillo. Mi stavo solo...confessando col lei. Tranquillo, ok? Dai, torniamo a vedere il film"
"Veramente è quasi finito... Vabbè... Torniamo a casa, allora."
Lo sguardo del ragazzo assunse un'aria piuttosto delusa dall'andamento della serata. Mise le mani in tasca e fece dietro front tenendo lo sguardo basso e si diresse a prendere le giacche lasciate sulle seggiole del cinema. Le due ragazze lo seguirono, in silenzio, stropiccandosi di tanto in tanto gli occhi.
Fuori dal cinema l'aria era gelida e il tipico vento fresco da notte primaverile soffiava tra i capelli e le gonne delle due ragazze. Masakazu senza una parola si staccò dalle due e si diresse verso la macchina in silenzio. Nadeshiko guardò Yukari e tirò il fiato come per dire qualcosa ma si fermò, abbassando lo sguardo e raggiungendo con una breve corsetta la macchina del ragazzo.
Non c'erano parole. Solo un pesante silenzio divise le due ragazze quella notte, mentre le stelle curiose e taciturne le osservavano incollate ad un muto firmamento.
La macchina partì e sorpassò Yukari, che la seguì con lo sguardo fino a che essa non svoltò ad una curva. Il suo sguardo si appoggiò di nuovo all'insegna luminosa, ma non riusciva più a leggere il titolo. Oramai stava tutto diventando una macchia di luci ed ombre galleggianti ed ancora una volta il fuoco della sua anima tormentata cominciò a sgorgare dai suoi occhi e a bagnarle la T-shirt sottoforma di delicatissime gocce di passione.

lunedì 19 gennaio 2009

Capitolo 5: Strawberry Juice

Al termine delle lezioni Yukari uscì di corsa dall'aula, sotto lo sguardo attonito dei compagni di classe e della professoressa. Si ritrovò ben presto in corridoio e, dopo essersi guardata a destra e a sinistra velocemente si diresse a passi veloci verso l'uscita. Mentre stava per afferrare il maniglione e spingerlo, una mano maschile afferrò con presa decisa la sua spalla.
"Ehi, ehi, ma cos'è tutta questa fretta? Dove vai?"
Yukari si voltò e si ritrovò davanti al faccione bonario di Masakazu sorridente.
"Senti ma, una curiosità... Sei capace di fermare una persona semplicemente chiamandola o devi per forza afferrarla brutalmente o peggio ancora sbatterle addosso?" Chiese Yukari, divincolandosi la spalla nervosamente.
"Uff, ma come sei difficile Kurugawa... Non ti si può toccare... Dai, mica voglio stuprarti!" Rise lui, in un chiaro tentativo di sdrammatizzare.
"Ci mancherebbe solo questo! Sarebbe un grosso guaio, sia per te che per Nadeshiko..."
Lo sguardo del ragazzo parve stupito.
"Come sai che io e lei stiamo assieme?" Chiese.
"...Lo immaginavo." Rispose Yukari, facendo finta di guardare da un'altra parte con sguardo disinteressato "...Ehi, grazie per la bambolina comunque".
Masakazu sorrise con sguardo compiaciuto.
"Ehi, a proposito di bamboline" disse, prendendo Yukari per le spalle e girandola verso la fine del corridoio "guarda chi sta arrivando!"
Dal fondo del corridoio, coperta da studenti brulicanti, si intravide la figura dolce e minuta di Nadeshiko la quale, accortasi subito che i due la stavano guardando, alzò una manina in segno di saluto, sorridendo con la consueta dolcezza.
"Non è carina da morire? Eh?" Yukari colse nella voce di Masakazu una nota di allupaggine, mentre lo sguardo di lui era sull'idiozia andante.
"Si, me ne sono accorta che è carina da morire!" Gli ringhiò in faccia Yukari, afferrandolo per la camincia e portandolo a 5 centimentri dal suo viso "vedi di non farle del male o io ti impiccherò con le tue stesse interiora". Lo sguardo di lei era contratto in una smorfia di rabbia e il ragazzo deglutì a fatica, risvegliandosi dal coma dovuto dalla graziosità di Nadeshiko.
"U-uh...S-si, stai tranquilla...Ma che ti credi, io le voglio bene..."
"Sarà meglio per te!" Ribattè con forza Yukari, strattonandolo nuovamente.
"Che sta succedendo, ragazzi?" Chiese Nadeshiko, oramai arrivata in prossimità dei due. Il suo sguardo da bambina, così delicata ed indifesa, fece tremare Yukari. Quella ragazza possedeva una tale dolcezza nel tono di voce e nei modi di fare che lei si trovava ogni volta puntualmente disarmata.
"Uh..Stavo solo...Facendo due raccomandazioni a questo volpone..." Disse, afferrando la guancia di Masakazu e strattonandola come farebbe ad un bambino biricchino.
"Ahah, Masa-chan, fortuna che c'è Kurugawa-san a tenerti in riga quando non ci sono io!" Rise la ragazza dai lisci e sottili capelli d'argento "Vi va di andare a bere qualcosa insieme prima delle lezioni pomeridiane?"
"Io dovrei andare al club di baseball adesso..." Rispose Masakazu, con sguardo piuttosto dispiaciuto per non potersi aggregare.
"Ah si? Ma quanto sei bravo! Bene, ma vai, vai!" Ribattè Yukari battendo una forte pacca sulla schiena di lui "Prenditi tutto il tempo che vuoi, vorrà dire che a malincuore dovremo fare a meno di te..." non riuscì a nascondere il tono sarcastico ed assolutamente compiaciuto per l'impegno di lui.
"Seh seh, guarda come tenti di cacciarmi via! Kurugawa sei veramente una vipera!" Sbottò lui guardandola infastidito "Comunque se riesco vi raggiungo più tardi..."
"Ti ho detto di prenderti tutto il tempo che vuoi!" Ruggì Yukari, dandogli un'ennesimo spintone che fece barcollare il ragazzo verso il campo sportivo.

Sulla strada vi era disteso un tappeto di petali di ciliegio e un caldo vento primaverile scompigliava i capelli e le gonne delle due ragazze che camminavano l'una di fianco all'altra nel lungo vialetto che costeggiava la recinzione della scuola.
Yukari osservò in silenzio la figura di Nadeshiko, così semplice minuta, camminare con passo silenzioso e con i lunghi capelli che ritmicamente s'alzavano e s'adagiavano sulle sue spalle ad ogni passo.
"Allora... da quanto tempo siete insieme, tu e Kinoshita-san?" Chiese con tono basso, cercando di nascondere l'interesse che aveva per questa risposta.
"Non te lo saprei dire..." Rispose Nadeshiko voltandosi e sorridendole "In verità è come se l'avesse deciso lui che siamo assieme... Io... Mi trovo bene con lui, e così ho acconsentito... E' dolce, e mi fa stare bene".
Una fitta di negatività strinse il cuore di Yukari.
"Cos'è questa sensazione? Perchè mi sento così? Perchè? Lei è una mia amica... Perchè parlare di Kinoshita mi da un tale fastidio? Io... Non sarò mica gelosa?" Si chiese tra sè e sè, mordendosi il labbro inferiore.
"C'è qualcosa che non va, Kurugawa-san?" Nadeshiko si fermò, fissando l'amica con aria preoccupata. Allungò una mano ed accarezzò il viso di Yukari "Non sembri stare bene, lo sai? Andiamo a bere qualcosa di fresco, forse il caldo ti affanna..."
Yukari si irrigì totalmente e il suo sguardo si fece spaventato e perso.
"Mi sta accarezzando! Mi sta toccando! Oddio... E' così carina... Oddio..." Il viso di Yukari arrossì violentemente al tocco di Nadeshiko. I suoi battiti cardiaci aumentarono vorticosamente e nella sua testa regnò la confusione più totale.
"Ho voglia di baciarla... La voglio baciare...Io..."
Lo sguardo di Nadeshiko si fece interrogativo. Prese per mano Yukari e la portò nel primo bar che incontrarono.
"Sei bollente Kurugawa-san..." affermò con tono preoccupato toccandole nuovamente il viso "Per favore, può portarci qualcosa di fresco? Si sbrighi per cortesia, la mia amica non si sente molto bene..."
Il barista, ignorando totalemente il tono d'urgenza nella voce della ragazza, portò alle due una lista mentre le ragazze si stavano sedendo al primo tavolino. Silenziosamente, tornò dietro al bancone e riprese ad asciugare le stoviglie.
"Probabilmente non ha capito quello che ho detto..." asserì Nadeshiko con una nota di disappunto nella voce.
Yukari se ne stava imbambolata sulla sedia accanto all'amica, ancora sotto uno semi-shock. Osservò le delicate e sottili dita di Nadeshiko prendere il menù e sfogliarlo con altrettanta delicatezza. Aveva voglia di prendergliele e baciarle...
"Vediamo... Qualcosa di veloce... Uhm... Strawberry Juice? Cos'è?"
"Succo alla fragola" Rispose Yukari, non staccandole un attimo gli occhi di dosso.
Ben presto arrivò il succo alla fragola e nell'alto bicchiere di vetro rosa vi erano due cannuccie, rivoltare rispettivamente una a destra e una a sinistra. Yukari si avvicinò con la sedia a quella di Nadeshiko e, prendendo la cannuccia tra le labbra, cominciò a succhiare appoggiando gli occhi sulle labbra di Nadeshiko che si apprestavano a fare lo stesso.
"Spero che ti sentirai meglio dopo questo, Kurugawa-san..."
"Voglio toccarti..."
"Ah, non preoccuparti, pago io!"
"Voglio accarezzarti i capelli..."
"Comunque in un bar del genere non voglio più tornarci..."
"Voglio baciarti il collo..."
"Io non dico nulla perchè non amo fare casino, però quel barista..."
"Voglio sfiorarti le labbra..."
"Buono però questo succo!"
"Voglio baciarti il petto..."
"Kurugawa-san?"
Yukari improvvisamente si risvegliò dall'ipnosi erotica che oramai la stava portando a concepire i pensieri più assurdi sulla figura della sua amica.
"Uhm...Si...Buono...Costa poco...Il barista...Si si." Proferì, con aria più confusa che mai, tentando di nascondere il fatto che continuava a fissare le labbra di Nadeshiko. Dal canto suo, la ragazza parve ancora più stupita.
"Kurugawa-san, devi essere un pò stanca..." Le disse sorridendo e porgendole tutto il bicchiere di succo. "Tieni, credo che serva più a te che a me"
"Sei bellissima..."
Le parole uscirono dalla bocca di Yukari con la prorompenza di un fiume in piena. Rendendosi conto un attimo dopo di che cosa aveva detto, abbassò lo sguardo sentendosi morire. Cominciò a darsi della stupida ripetutamente dentro di sè, strizzando gli occhi e ricordandosi della volta da bambina che aveva detto "Sei bruttissima" alla parrucchiera di sua madre.
"Tsukiyama-san... Non..."
"...Grazie"
Nadeshiko le sorrise, arrossendo visibilmente. I suoi occhi brillarono di una luce profonda ed intensa ed incominciò a giocherellare con un portachiavi legato al cellulare appoggiato sul tavolo.
"Neanche Masa-chan mi aveva mai detto che sono bellissima... Lui dice sempre che sono uno schianto... Ma... Io trovo che bellissima... Sia molto più carino"
Yukari alzò lo sguardo, fissando Nadeshiko. Il suo cuore si riempì di gioia, come non si era mai riempito prima. Non solo non aveva offeso l'amica, ma addirittura lei sembrava aver gradito quell'uscita fuoriluogo.
"Io gliele spezzo le gambe a quel maniaco prima o poi!" Esclamò, tirandosi su la manica della camicetta e mostrando spavaldamente il bicipite del braccio. "Lo vedi questo? Il tuo Masa-chan lo assaggerà fino in fondo, se fa ancora il Fonzie così con te!"
Nadeshiko scoppiò in una fragorosa risata, coprendosi la bocca con entrambe le mani e poggiando la schiena sullo schienale della sedia.
"Kurugawa-san, mi fai morire!" Continuò, mentre la sua risata cristallina e chiara rieccheggiava in tutto il locale.
"Chiamami Yukari"
"Uh... Si, Yukari" Sorrise la ragazzina biondo cenere, mentre una sottile intesa e confidenza incominciò ad instaurarsi tra le due ragazzine.
Il barista fissò le due studentesse e borbottò tra di sè: "...Tsk. Lesbiche".

Le due si alzarono e, dopo aver pagato il conto si diressero fuori dal locale, tenendosi per mano e sorridendo. Il cuore di Yukari volò in alto quel giorno, addormentandosi su batuffoli di nuvole alla fragola.

Capitolo 4: Il filo argentato

Quando Yukari aprì gli occhi, dai vetri impolverati della finestra filtrava un pallido raggio di sole.
Con una mano si stropicciò gli occhi, nel tentativo di rendere la vista più nitida, e si rese conto di essere distesa sotto una spessa coltre di coperte. A giudicare dagli schiamazzi provenienti dai piani di sotto doveva essere all'incirca mezzogiorno. Ma adesso la sua maggiore preoccupazione era capire com'era arrivata lì e come si era conclusa la sua precedente serata.
Tentò di mettersi in piedi ma un improvviso crollo di pressione la costrinse ad inginocchiarsi e ad appoggiare le mani sul pavimento per sorreggersi. Sentì una vampata di calore provenire da sotto i vestiti e un pungente odore di sudore le penetrò nelle narici. Doveva aver sudato molto durante la notte. Appoggiò le mani sull'osso occipitale per massaggiare al fine di attenuare il lancinante mal di testa, quando la porta della sua camera si aprì, con il tradizionale cigolìo.
"Ho sentito un tonfo e così sono venuta su a vedere se avevi combinato qualcosa" La voce di Akemi, che si erigeva sulla porta a braccia conserte, risuonava fredda e distante come sempre.
"Come sono finita qui? Non mi ricordo di essere andata a dormire..."
"Eri accovacciata nel giardino, per terra. Eri senza sensi, caduta nel tuo stesso vomito"
"Uh..."
"La devi smettere, Yukari. La devi smettere. E' difficile per tutti" Akemi sbattè la porta violentemente, lasciando

Yukari accovacciata sul pavimento, il silenzio.
Rimase senza dire una parola a fissare un punto indeterminato della stanza, con sguardo totalmente inespressivo.
Afferrò una scarpa e la lanciò con tutta la rabbia che possedeva in corpo contro la porta.
"Fanculooooooo!!!" Gridò, prolungando la parte terminante della parola per una decina di secondi. L'urlo rieccheggiò tra le grigie pareti spoglie della sua stanza. Sul suo collo si erano ingrossate delle vene, mentre il viso aveva assunto una colorazione paonazza. Respirò affannosamente e tese l'orecchio, aspettandosi i passi svelti e rabbiosi di Akemi sulle scale, intenzionata a tornare indietro e a picchiarla. Non ci furono rumori, ma comunque le sembrava impossibile che non l'avessero sentita.
Si distese sul pavimento a pancia all'aria e fissò il soffitto, dal quale pendeva una magra lampadina incorniciata da crepe. Chiuse gli occhi e cercò di concentrarsi per rallentare i battiti cardiaci.
Sentì salire qualcuno sulle scale e si rizzò a sedere. Ecco, stavano arrivando a punirla. Se lo immaginava, era ovvio... Non era nel carattere nè di Akemi nè di sua madre lasciar perdere un "vaffanculo" urlato. La porta si aprì e comparve sulla soglia una donna sulla cinquantina, con i capelli arruffati e raccolti in una smunta coda di cavallo. Il suo viso, oramai increspato da molte rughe, aveva un'aria stanca e la pelle scura, tipica dei giapponesi discendenti dagli Ainu degli Hokkaido, era tappezzata da piccole macchie.
"C'è qualcuno che ti cerca all'ingresso" Disse, con voce che pareva il cigolìo di una vecchia carrucola.
"Chi è?"
"Non lo so. Scendi, per favore"
Yukari seguì sua madre e giunse all'ingresso. Aprì la porta e i suoi occhi strabuzzarono in un'espressione di totale stupore.
"Masakazu?!" Squittì, con voce rotta dalla sorpresa.
"Uh, si... Ehm... Disturbo?" Disse lui, grattandosi la nuca e sorridendo nervosamente, tipico segno di imbarazzo in lui.
"Mmh.. No...Ma che ci fai qui? Come fai a sapere dove abito? Ma che, vuoi mica entrare?"
"Ma no, ma no! E' che...oggi sei mancata da scuola..."
"Si...Non mi sono svegliata, stamattina"
"Ho chiesto alla professoressa il tuo indirizzo di casa, e... Sono venuto per portarti un pensierino...E' una cazzata, eh!"
Il ragazzo porse un pacchettino di cartone a Yukari, infiocchettato con un nastro di stoffa scozzese. Si inchinò, augurandosi che lei avrebbe gradito il dono. Yukari lo prese in mano e, fissando prima il pacco e poi il ragazzo, si inchinò.
"Grazie... Non dovevi..."
"Eh, ma ti pare? Per così poco... Pensavamo stessi male e così ti abbiamo scritto sopra di guarire presto..."
Yukari stesse in silenzio, fissando il pacco.
"Beh, allora io vado eh? Fatti vedere a scuola domani, Kurugawa-san! Sennò mi tocca portarti pacchetti tutti i giorni!"
Il ragazzo si incamminò verso il vialetto e si voltò per salutare la compagna di stanza con un sorriso.
Era adorabile. Il suo sorriso e il suo modo di porsi, così insicuro e tenero, le suscitò una sensazione di simpatia. Sorrise, salutandolo a sua volta con la mano e seguendolo con lo sguardo fino a quando lui scomparve nell'isolato successivo.
Rientrò in casa e sua madre e la sorella minore si avvicinarono con sguardo incuriosito.
"Che cosa ti ha portato quel ragazzo? Sarà mica il tuo fidanzato?" Gracchiò la madre con sguardo indagatorio.
"Guarda che non sono Akemi. Non mi fidanzo dopo un giorno, io!"
"Tu non ti fidanzi proprio!" Urlò Akemi dal bagno, intenda ad asciugarsi i capelli con un phon.
"Mavvaccagare!"
"Mamma, Yukari ha detto va a cagare" esclamò Sumire con sguardo scandalizzato.
"Yukari non dire parolacce davanti a tua sorella" la ammonì sua madre, sedendosi su una sedia ed afferrando il telecomando.
"Mmmmh, che palle..."
"Mamma!"
"YUKARI!!!" Urlò sua madre, battendo un pugno sul tavolo e voltandosi a guardarla con sguardo furente.
Yukari ignorò l'ammonimento e, senza dire una parola, salì le scale per dirigersi in camera

Si sedette sul letto con la gola secca per l'emozione. Toccò il fiocco sulla superficie della scatola e qualcosa le rimase impigliato tra le dita. Infastidita, sforbiciò le dita nel tentativo di liberarsi e un sottile filo le cadde sui pantaloni. Lo prese in mano e, dopo averlo portato alla luce, esso scintillò come neve fresca al sole.
"Nadeshiko..." Pensò, mentre il suo cuore venne scosso da una capriola.
In fretta e furia scartò il pacco, buttando per terra il nastro ed il coperchio di cartone che per il forte colpo sul pavimento rotolò per metà stanza. Il suo cuore batteva all'impazzata e dovette passarsi la lingua sulle labbra per detergere la secchezza.
All'interno delle mura di cartone vi era una piccolissima bambola di pezza. La pelle era cucita con una stoffa bianca e i vestitini, raffiguranti una divisa femminile scolastica, erano di velluto verde. La prese in mano con sguardo estremamente incuriosito e, toccandole i capelli, si accorse che avevano una morbidezza senza precedenti ed una colorazione che le ricordava i ghiacciai invernali. Riaccarezzandoli più volte si accertò che non erano capelli sintetici ma umani e che se venivano esposti alla luce del sole brillavano... come neve fresca al sole.
Li annusò, e nella sua mente prese nitidamente forma il grande albero di ciliegio nel giardino della scuola.
Si portò la bambola al petto ed incominciò a piangere. Dondolandosi avanti ed indietro ripetutamente, il suo viso era oramai rigato da fiumi di lacrime, mentre dal naso il liquido aveva oramai raggiunto il mento. Pianse ad alta voce, scossa da colpi di tosse e singhiozzi, premendo contro il cuore quella bambolina dagli occhi di bottone, quasi come se volesse fonderne la stoffa con la sua carne. Gli occhi completamente annacquati erano iniettati di sangue e rossi, mentre il rumore del muco che veniva risucchiato dal naso sovrestava oramai quello del pianto.

Nadeshiko si era tagliata una ciocca di capelli per creare una bambola il cui scopo era quello di chiedere di tornare. Sulla maglietta della bambola vi era cucita una scritta, in caratteri molto piccoli:
< Guarisci presto! Kinoshita e Tsukiyama >

domenica 18 gennaio 2009

Capitolo 3: Sulla via di casa

Oramai erano le 16:00 e le attività dei club scolastici erano concluse.
Yukari uscì dal cancello dell'istituto, recandosi a sguardo basso verso la fermata dell'autobus che l'avrebbe condotta a casa. Nella sua mente turbinavano un sacco di pensieri che la facevano ripensare a tutta la giornata... l'incontro con Masakazu, la nuova scuola, mille faccie nuove, i nuovi professori, le materie più complesse... Nadeshiko...
Arrivò alla fermata che oramai era molto affollata. Gli studenti parlavano a bassa voce, stanchi dalla pesante giornata scolastica, qualcuno sbadigliava, qualcuno rideva. Ma a lei non importava che cosa stessero dicendo, a lei importava solo di ascoltare i suoi pensieri dentro la sua testa, fissando un punto imprecisato dell'asfalto ed estraniandosi completamente dal mondo sociale.
Dopo circa 10 minuti tra il miscuglio di giovani voci le parve di riconoscerne una un pò più famigliare delle altre... Tese l'orecchio, guardando nella direzione in cui proveniva la voce e riconobbe Masakazu. Il ragazzo parlava concitatamente, sbracciando probabilmente nell'atto di mimare qualcosa e ridendo allegramente... Doveva essere un leader, il classico ragazzo amato da tutti, chiamato da tutti, voluto da tutti. Magari era anche bravo a scuola. Yukari spiò i suoi gesti con la coda dell'occhio, studiando il suo comportamento con discrezione, senza farlo notare. Notò in seguito che lui stava abbracciando calorosamente qualcuno, sorridendo felice. La curiosità si acuì e Yukari allungò il collo per vedere meglio sopra le teste degli altri ragazzi.
Trasalì.
Dalle braccia incrociate di Masakazu notò delle ciocche argentate spuntare delicatamente fuori dal tessuto della giacca di lui. L'esile figura si staccò dal corpo di lui e riconobbe chiaramente le fattezze di Nadeshiko. Sorrideva timidamente, nell'atto di dire qualcosa, e lui la abbracciò di nuovo, energicamente. Lei ricambiò l'abbraccio, sorridendo dolcemente come aveva sorriso a Yukari la mattina.
Distolse lo sguardo velocemente. Le sue sopracciglia si aggrottarono violentemente e strinse inconsapevolmente i pugni, mordendosi il labbro inferiore con un canino. Come poteva un ragazzo tanto leggero e superficiale avere il privilegio di avere un contatto così forte con il corpo di quella ragazza?
L'arrivo del pulman la distolse dai suoi pensieri aggressivi, i suoi pugni si rilassarono progressivamente e tutto il gruppo di ragazzi cominciò a salire sul pulman. Yukari si sedette in fondo nell'intento di poter osservare le mosse di Masakazu e Nadeshiko. I 2 si sedettero circa a metà dell'autobus e notò che spesso si scambiavano qualche fugace ed innocente bacio. Yukari accavvallò le gambe e cercò di distrarsi puntando lo sguardo sul paesaggio che scorreva, ma il suo piede, che continuava a muoversi freneticamente a destra e a sinistra era un chiaro indice di nervosismo in lei. Nei suoi 16 anni di vita, non le era mai capitato di provare delle sensazioni così sgradevoli ed angosciose nei confronti di persone che aveva conosciuto il giorno stesso.
Masakazu scese nel 3° isolato e Nadeshiko nel 4°. La fissò scendere dagli scalini del pulman, graziosa e delicata e avviarsi verso quella che probabilmente era la sua casa. Alzò instintivamente la mano per salutarla, anche se sapeva benissimo che Nadeshiko non l'avrebbe notata...
Arrivò nell'isolato in cui c'era la sua casa e s'alzò, dando una sistemata alla gonna con le mani per rimetterla in sesto. Scese dal pulman e s'avviò con sguardo spento verso una casa popolare dai muri senza intonaco e sverniciati, quando la porta di casa si spalancò con un rumore di cigolio metallico per gli infissi non oleati e sulla soglia comparve una bambina dai capelli neri e lisci, tagliati fino alle spalle simmetricamente e con una frangia dritta che cadeva sugli occhi.
"Yuka-chan, la mamma ti stava per chiamare!" Esclamò con vocina stridula "Dove sei stata?"
"E dove pensi che sia stata? In una salagiochi? A battere?" Disse con tono piuttosto seccato Yukari "Ero a scuola, è ovvio che ero a scuola."
Mentre entrava in casa, la bambina la seguì con sguardo serio. "Sembri triste oggi, Yuka-chan." Sibilò a bassa voce, quasi come per paura della risposta che ne avrebbe ricevuto.
"Oh, falla finita Sumire!" Esclamò Yukari voltandosi con sguardo rabbioso.
"Non c'è bisogno di trattare così Sumire solo perchè sei una disagiata sociale, Yukari." Una voce giunse dall'altra stanza ed una figura fece capolino. Una ragazza dai capelli biondi e ricci chiaramente tinti e permanentati sui 23 anni si appoggiò al bordo dell'entrata e fissò Yukari con sguardo avverso.
"Non ti ci mettere anche tu, Akemi. Non ho bisogno delle tue perle di saggezza perbeniste in questo momento." Esclamò Yukari prima di salire le scale e congedare bruscamente le due sorelle.
Si chiuse in camera e si gettò sul letto ad occhi chiusi, mordendo le coperte. Sul vetro della finestra si sentì il rumore sordo delle gocce della pioggia che in pochi secondi si intensificarono, creando un vero e proprio scroscìo. Yukari rimase in silenzio distesa sulle coperte per diversi minuti, lasciando che la sua mente s'affollasse dei più cupi pensieri. S'alzò improvvisamente, uscì dalla stanza e corse giù dalle scale, sotto gli occhi esterrefatti delle sue due sorelle finchè giunse nel cortile dietro alla sua casa, piccolo appezzamento di terreno al centro del quale si erigeva un vecchio mandorlo. Il suo fiato creava piccoli sbuffi di vapore nell'aria fredda della notte ed in breve tempo sia i suoi vestiti che i suoi capelli s'infradiciarono sotto la pioggia. Stava lì, in piedi col lo sguardo alzato verso il cielo, fissando le migliaia di gocce che cadevano dal cielo verso di lei, alcune delle quali le entravano negli occhi... Ma sul suo viso cominciarono a scendere delle gocce più calde rispetto a quelle della pioggia, delle gocce dolciastre e piene di ogni forma di pensieri.
Con sguardo rivolto verso un firmamento oscuro cadde in ginocchio nel fango e taque, mentre il cielo piangeva con lei.

Capitolo 2: Petali di ciliegio

Dopo l'ultima ora di Economia domestica Yukari uscì dal portone principale dell'istituto, riavviandosi i lucenti capelli castani fino alle spalle per arieggiare il collo. La campanella della pausa pranzo era suonata e dall'istituto si levarono in coro i sospiri di sollievo degli studenti che finalmente potevano godersi la tanto desiderata pausa.
Tenendo saldamente in mano il suo cestino per il pranzo, Yukari si diresse all'ombra di un ciliegio in fiore che in cima ad un leggero altorilievo del terreno sovrastava tutto il giardino degli studenti con la sua magnificenza. Preoccupandosi di appiattire la gonna con una mano sotto il sedere prima di sedersi, prese posto alle radici della gigantesca e silenziosa pianta nel pieno della sua fioritura. Oramai le voci dei suoi coetanei eccheggiavano lontane e lei potè finalmente rilassarsi e godersi il suo tramezzino alle verdure in tranquillità, osservando il paesaggio circostante.
Una coccinella si posò sulla sua scarpa laccata, ed attirò la sua attenzione. La osservò camminare muovendo freneticamente le sue zampettine, alla ricerca di qualcosa di indefinito sulla superficie della sua scarpa, quando un ombra scivolò lungo la sua gamba, oscurando la visuale della coccinella. Yukari alzò lo sguardo e notò che una ragazza dai lunghi capelli color cenere la stava fissando, sorridendo.
"Che bella coccinella!" disse la figura "Io pensavo che se ne potessero trovare solamente nei campi. Forse lei è venuta dai campi solo per salutarti!"
Yukari rimase sbalordita. Sgranò gli occhi e si accorse che la misteriosa ragazzina che le si era piazzata davanti possedeva una bellezza senza eguali. I suoi capelli simili a fili di seta ricadevano morbidamente su un corpicino minuto ed aggrazziato, dalla pelle bianca e distesa. I suoi occhi, grandi ed estremamente espressivi, sembravano intarsiati di lapislazzuli lucenti sotto la luce del sole e la sua bocca, così piccola e carnosa, vantava di una virginale colorazione vermiglia che in contrasto con il candore del suo viso la faceva sembrare una Geisha naturale. Era più bassa e magra di lei, eppure il suo corpo manteneva la sinuosità di una divinità dei dipinti antichi.
"N-non credo che sia venuta solo per salutarmi. E' una coccinella, non ha mica il cervello per pensare a che cosa sta facendo, è un caso che si sia poggiata sulla mia scarpa!" Esordì Yukari alzandosi e spolverandosi la gonna, con un tono di voce visibilmente nervoso per la raggiante bellezza della sua interlocutrice.
"Ahah, lo so..." Ridacchiò la ragazza, portandosi una mano alla bocca per coprire educatamente la risata "...Non sono così ingenua da attribuire ad una coccinella delle facoltà intellettive simili. Solo dovresti imparare a sognare di più..."
Quest'affermazione raggelò Yukari. Si fermò, immobile, puntando gli occhi in quelli della ragazza che non smetteva un solo secondo di sorriderle con dolcezza.
"Mi chiamo Tsukiyama Nadeshiko" aggiunse la ragazza, inchinandosi profondamente "Sono molto contenta di averti parlato".
Yukari deglutì, sentendosi una morsa senza scampo alla gola. Stare in presenza di quella ragazza era una sensazione assolutamente assurda e sconosciuta.
"Io mi chiamo Kurugawa Yukari... Uh... Piacere." Si sentì estremamente stupida e maldestra nel pronunciare quelle parole ed odiò la sua voce che era risultata così opaca.
Una raffica di vento sconquassò bruscamente i rami del grande ciliegio i quali oscillarono facendo cadere una bufera di petali che si riversarono dolcemente sulle figure delle due ragazze in piedi l'una dinanzi all'altra.
"Forse è meglio che io vada, Kurugawa-san" disse Nadeshiko, elargendo il più dolce e cordiale dei sorrisi "spero con tutto il cuore di ritrovarti di nuovo sul mio cammino, Ragazza delle Coccinelle."
La figura di Nadeshiko si voltò in direzione della scuola e, mentre camminava, s'arresto un attimo per poi girarsi e salutare Yukari un'ultima volta. I petali di ciliegio incorniciavano la sua incantevole figura in una magia di colori naturali, mentre i suoi lunghi, fini e delicati capelli si scioglievano dolcemente nel vento.
Yukari dovette sedersi un attimo per riprendere fiato. Appoggiò la schiena contro il tronco del grande ciliegio e respirò affannosamente sentendosi il viso in preda alle fiamme. Con la mano destra s'afferrò la divisa all'altezza del cuore e strinse con tutte le sue forze, nella speranza che ciò potesse calmarla.
"Nadeshiko..."
Aveva visto una Ninfa della Primavera.

Capitolo 1: L'inizio della Primavera

Yukari camminava a sguardo basso lungo il ciglio di una strada che si dirigeva verso la Bunka Gakko, la scuola che l'avrebbe accolta in futuro per i prossimi anni. Si era dovuta trasferire da Kanazawa, sua città natale a Yokohama proprio durante il passaggio tra le medie inferiori alle medie superiori e così si era ritrovata costretta a salutare i pochi amici che aveva a Kanazawa e ad incominciare una nuova vita qui.
Il vento di aprile le accarezzava dolcemente i capelli castani, che sfarfallavano delicatamente dietro alle sue spalle sotto le sferzate di una leggera brezza primaverile, mentre la scuola passo dopo passo pareva essere sempre più vicina. Si incominciavano ad udire i primi schiamazzi degli studenti che si ritrovavano dopo un mese di assenza da scuola e un forte senso di nausea le aggredì violentemente i sensi. L'idea di dover entrare a contatto con una folla di persone che probabilmente le avrebbero puntato tutti gli occhi addosso in quanto nuova le provocò l'arresto improvviso ed incontrollato dei suoi passi. Chiuse gli occhi e sospirò, mentre le gambe cominciarono a venir scosse da un leggero tremore.
"Smettila..." Si intimò, mordendosi il labbro ed odiandosi con tutta la forza che aveva per questo suo comportamento "Vai avanti".
Oltrepassò il cancello della scuola con assoluta reticenza, per poi ritrovarsi all'interno del giardino, popolato da gruppetti di giovani che chiaccheravano eccitatamente e da numerosi gruppetti di ragazze che ridevano e spettegolavano. Senza guardare negli occhi nessuno e a passi svelti, si recò in direzione del portone d'ingresso, assolutamente intenzionata ad entrarvici nel minor tempo possibile affinchè nessuno le rivolgesse la parola. Improvvisamente, dopo una notevole botta sul muso, si ritrovò con sedere sbattuto violentemente a terra mentre la vista era appannata da mille colori mescolati e rovesciati... Alzò gli occhi e, dopo esserseli sfregati energicamente per riprendere il possesso della vista, focalizzò un ragazzo dalla faccia tra lo spaventato e lo sconvolto.
"A-ah... Io... S-scusami!"
Balbettò il ragazzo con aria imbarazzata, grattandosi la nuca e tendendole la mano.
"Lascia che ti aiuti a rialzarti! Guarda scusami è che proprio non stavo guardando... Cioè..." aggiunse sempre balbettando "...Mica ti sei fatta male, eh?"
"N-no, non credo..." Yukari s'alzò, sistemandosi la gonna stropicciata dalla caduta "E non ti scusare, anche io ero sopra alle nuvole... Anzi, scusami tu... Spero di non averti fatto male io..." Sibilò timidamente, tenendo lo sguardo basso.
"Ehi, ma stai tranquilla!" esordì lui "Non vedi che omaccio che sono? Vuoi che mi faccio male io? Ma andiamo! Ah, a proposito, io sono Kinoshita Masakazu, piacere di conoscerti!" Il ragazzo sembrava improvvisamente aver preso sicurezza di sè.
"Uh...Piacere di conoscerti... Kurugawa Yukari è il mio nome." Si inchinò rispettosamente nei confronti del ragazzo. Non poteva crederci, era entrata in questo istituto da pochi minuti e già si era presentata!
"In che classe sei?" le domandò lui, sorridendo.
"Ma che cosa vuole? Che cosa gli interessa? Non può semplicemente lasciarmi stare?" Pensò Yukari, aggrottando le sopracciglia in segno di disappunto. Non sopportava i tipi così allegri e positivi, come se tutto fosse una bella cosa, come se tutto dovesse andare sempre bene.
"Non lo so ancora in che classe sono..." Tagliò corto corto lei, cercando di sorpassarlo da un lato per proseguire il suo cammino.
"Ma ti accompagno io!" esclamò lui, seguendola con lo sguardo ed alzando una mano, come per richiamare l'attenzione di lei.
"No, grazie! Ci vediamo!" Gli quasi urlò lei, senza voltarsi. "Non posso crederci, ma accompagnarmi dove?! Ma che vuoi?! Ma pensa ad accompagnarti da solo nello stracazzo di posto dove devi andare tu!" Pensò, sparendo tra la folla di studenti schiamazzanti.

giovedì 15 gennaio 2009

La Semplicità della vita

Sei così piccola e buffa, con quel musetto bianco e a punta, tutto da sbaciucchiare! Con quel corpicino magrolino e quelle zampettine ossute! *_*
Che amore la nostra nuova cagnolina che abbiamo adottato in appartamento noi 5 studenti! Questa mattina la zia Ale ti ha comprato una cuccetta e una bella vaschetta piena di sabbietta profumata che sarà il tuo personalissimo cesso all'avanguardia. Che gioia!
Quando ti vedrà lo zio Effi vedrai come sarà felice... ^_^
Ti voglio bene, Shiretta! *_*
Certo che basterebbe che ti mettessi le mani al collo e stringessi con la metà della mia forza per spezzare il tuo respiro... Soffocheresti e moriresti in poco tempo. Niente più zampettare di qua e di là, niente più saltellare nella cuccia, niente più rincorrere i peluches da me lanciati. E' quasi bello sapere che ti posso ammazzare quando voglio.
Però non lo faccio, tranquilla. ^_^ Sei così semplice da crescere, ma altrettanto semplice da uccidere...